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La Priora

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prioreSfarzoso ed elegante è il costume tradizionale delle donne nettunesi, che gli storici fanno risalire ad origini orientali, arabe, a quelli delle donne saracene che si unirono ai primi abitatori del "Castello" di Nettuno. Clemente Marigliani, il più attento studioso e custode di preziose testimonianze, annota nel suo libro "Il Costume Nettunese" (ed. De Rubeis, Anzio, 1994):
"Al presente il costume nettunese…viene impiegato esclusivamente nelle processioni, che si ricollegano alle "Priore", confraternite che annualmente eleggono il priore, il camerlengo e la priora, la quale partecipa ufficialmente alla processione di maggio [in onore di N.S. delle Grazie], assieme alle sue assistenti". Il libro contiene la riproduzione di decine di costumi da disegni originali di A.J.B. Thomas, di B. Pinelli e di L. Ferrari e di altri illustratori anonimi, appartenenti alla ricchissima collezione privata dell'autore.

Il costume della "priora" appare talora in occasione di feste popolari e cerimonie pubbliche, per amorevole dedizione di poche donne, che cercano di conservarne la tradizione contro l'evoluzione dei tempi e, anzi, di recuperarne i più antichi dettagli. Prima che si avviasse alla decadenza, alla fine dell'800, il costume nettunese era così descritto: "Le camicie aperte sul petto sono orlate di un merletto di loro lavoro speciale che dal collo discende fino a quel punto dal quale prende il nome di "capezzo".

La veste senza maniche, che chiamano "guarnaccia", e che dalle spalle scende fino alle calcagne, nella parte superiore è stretta ai fianchi rimanendo sempre aperta sul petto e ricchissima di pieghe nella parte inferiore. Sulla veste un corsaletto a vita, aperto anch'esso sul petto e chiuso con pezza di drappo ricamato con due file di trine d'oro e argento per le maritate, una sola per le zitelle.

Guarnaccia e corsaletto, di colore scarlatto vivissimo, sono ornati alle estremità con merletti o trine, al solito d'oro o argento, ai quali ornamenti le zitelle surrogano un nastro verde simile a quello che intrecciano nei capelli e che per le maritate è invece rosso e per le vedove paonazzo. In luogo dei "borzacchini" alla turchesca soppressi per l'allungamento delle gonne, le nettune si calzano oggi pianelle di panno rosso o di pelle inargentata, a guisa di sandali; ed in luogo del turbante coprono la testa con un tovagliolo di lino che anche questo finisce con guarnizioni di oro, argento e seta a più colori". (A. Ademollo, Anzio e Nettuno dal secolo decimosesto al decimottavo, Roma 1886).

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