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Valeri Salvatore

Nacque a Nettuno il 25 dicembre 1856. Terminati gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, soggiornò in diverse città, insegnando e dipingendo. Dopo una lunga peregrinazione raggiunse Costantinopoli (oggi Istanbul, in Turchia), dove ebbe la possibilità di manifestare tutte le sue capacità. Ricerche sulla sua vita e la sua attività sono ancora in corso. Alla sua morte, avvenuta il 30 dicembre 1946 a Nettuno, così scriverà il giornalista Roberto Ottolini: “GRANDI NETTUNESI CHE SCOMPAIONO. IN MEMORIA DI SALVATORE VALERI“. Se ne è voluto andare in silenzio quasi timoroso che la sua veneranda canizie avesse potuto portare disturbo a qualcuno, potentemente spinto a progredire da una risultante di forze interiori che in analisi può scomporsi come segue: volontà ferrea, fede appassionata, genialità e lavoro. Il Valeri non indugiò: seguì la sua prepotente vocazione e come tutti gli artisti nati affrontò senz’altro una vita di peregrinazione nel mondo. Peregrinò di città in città, come sospinto da una forza arcana, sempre alla ricerca di qualcosa che era come il suo sogno, il sogno che egli inseguiva con la certezza che un giorno sarebbe divenuto realtà. Lavorò e visse; studiò sempre e sempre piu' progredì. Ora dipinse e vendette i suoi quadri, ora diede lezioni di disegno o di pittura. Duro è ogni principio ed anche egli non poco tribolò per la lotta per l’esistenza estenuandosi in un lavoro incessante e poco rimunerativo. Ma eccolo raggiungere un giorno il lembo di terra sognato. Costantinopoli, fu per il Valeri la città fatata, la città ove si sentì forte ed ispirato, ove si sentì artista provetto, capace di immaginare e di alfine creare. Dopo un’esposizione artistica, promossa da lord Duffery, esposizione che lo rivelò maestro, ebbe nel 1893 da S.M. il Sultano, l’incarico di insegnare il disegno e la pittura ai suoi tre figli. Di qui ebbe inizio la meritata fortuna del nostro grande concittadino. Burhan-Eddin effendi, Abdul-Kadir effendi e Ahmed effendi furono allievi di Salvatore Valeri e fu da essi amato e venerato al punto che spesse volte, caso unico, i figli del Sultano lo andavano a prendere in carrozza per condurlo seco loro a passeggio. Sotto la guida accorta ed intelligente del nostro concittadino i tre allievi imperiali progredirono in modo sorprendente nel disegno e della pittura, si che S.M. il Sultano, in segno dell’alta sua soddisfazione elevò Salvatore Valeri al grado di Bey, concedendogli negli atti ufficiali il titolo di Eccellenza, annoverandolo fra gli alti funzionari della Sua Casa imperiale. In seguito il Valeri fu incaricato da S.M. Imperiale di fondare una Scuola di belle arti, l’unica di Costantinopoli, che cominciò a funzionare nel 1892 e dove il nostro concittadino insegnò per vari anni. Numerosi sono stati i suoi allievi e, ci si informa, sono sparsi in tutta Europa; molti di essi godrebbero di invidiabili posizioni. Il Valeri ebbe la sua prima decorazione dal Governo italiano, che lo insignì fin dalla sua giovinezza della croce di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il Sultano lo nominò Ufficiale e poi Commendatore degli ordini imperiali del Medyidiè e dell’Osmaniè. Ebbe la medaglia d’argento dell’Imtiaz e quella delle arti e scienze; la Gran Medaglia dei servigi resi allo Stato e quella d’oro al merito civile e militare ed altre onorificenze che ci sfuggono. I suoi lavori di pittura sono numerosi e sparsi un po’ in tutta Europa. Eseguì i ritratti di numerosi grandi personaggi, di principi e principesse di sangue reale. Ricordiamo fra l’altro il ritratto dell’Imperatore Guglielmo II di Germania, tela di grandi dimensioni che fino allo scoppio della guerra 1915-18 trovavasi a Palma-Bagcè, palazzo del Sultano, palazzo di marmo candido lavorato finemente a ricamo e con le porte d’oro. I suoi piu' ragguardevoli lavori, a giudizio dei piu' competenti ed intelligenti, sarebbero: Partenza per la guerra, Trasporto di un ferito, Arrivo di una carovana in un villaggio, Una truppa di zingari in viaggio, Un vecchio condottiero di cammelli, La sera alle acque dolci, La buona ventura, Un cavaliere, Ritratto a cavallo di S.M. l’imperatore di Germania, Mater dolorosa e molti altri lavori di notevole entità ed importanza artistica. Salvatore Valeri fu uno spirito libero e come tale intese l’arte nella sua sconfinata libertà: dipinse secondo il suo ingegno quasi noncurante della scuola e del metodo ma in tutti i suoi dipinti, ci viene assicurato, si vede il pittore geniale che possiede tutta la finezza psicologica del vero artista. Dorme ora, il grande maestro, dolce e pensoso, sotto la pietra bianca, nel cimitero di S. Maria del Quarto fra il mare, la chiostra dei Lepini e la florente campagna nettunese”. Il suo famoso dipinto “La carovana libica” è conservata nei depositi dell’Istituto Italo Africano di Roma.

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